ERBE, OMBRE E RITUALI 🌿
Ottobre è il mese in cui la luce cambia, le giornate si accorciano e viene naturale cercare calore.
E’ il momento delle coperte, delle candele profumate accese nel pomeriggio, delle bevande calde tra le mani.
Ma anche delle erbe, delle radici, dei fiori e di quelle piante che per secoli hanno accompagnato rituali, pratiche di cura e piccoli gesti quotidiani.
Forse è proprio da qui che nasce l’immaginario delle streghe: donne che conoscevano le piante, le raccoglievano, le essiccavano e ne faceva infusi, decotti e preparazioni.
Noi per questo mese abbiamo deciso di entrarci dentro con un po’ di curiosità. Non per evocare magie, ma per riscoprire un gesto semplice: scegliere e conoscere una pianta, prepararla, fermarsi e berla.
LE PIANTE DELLE STREGHE a cura di @lavolpeyoga
Foglie dorate che scricchiolano ad ogni passo, la luce cede il posto sempre prima al buio e quella voglia di calore interiore come risposta ai primi venti pungenti.
Ottobre è un mese di soglia.
I Greci avevano una dea per questi passaggi: Ecate, signora dei crocicchi, delle chiavi e delle torce. Ma anche protettrice di tutte le soglie fisiche e metafisiche: delle nascite e delle morti. Custode di ciò che sta nel mezzo, tra giorno e notte, tra un ciclo e l’altro. La tradizione le affida anche un giardino di erbe potenti, come tutte le Artemisie e così nei secoli è diventata la protettrice delle streghe, donne connesse alla natura che della saggezza botanica ne hanno fatto arte e medicina.
E le streghe, di piante, ne sapevano e, come ben sappiamo, la conoscenza è libertà, e libertà è potere. Tutto questo potere nelle mani delle donne è purtroppo stato osteggiato e arginato con ogni mezzo nei secoli.
I racconti antichi più misteriosi parlano di unguenti con belladonna, giusquiamo e mandragola. Sono tutte Solanacee, una famiglia botanica capace di dare visioni e provocare stati alterati di coscienza… e anche di avvelenare, all’occorrenza. Da ammirare nei libri, da non replicare a casa. Ma come non citare Giulia Tofana, protagonista della Roma Barocca che divenne celebre per aver creato e commerciato l‘Acqua Tofana, un veleno letale a base di arsenico, piombo e belladonna. La sua pozione era al servizio esclusivo delle donne intrappolate in matrimoni combinati con mariti violenti o abusivi.
Nella stessa famiglia vive però una cugina gentile: l’ashwagandha, Withania somnifera. “Somnifera” in latino significa “che porta il sonno”. In Ayurveda è una pianta di longevità e oggi la conosciamo come adattogeno, cioè una pianta che aiuta il corpo ad adattarsi allo stress. Da adattogeno, infatti si comporta diversamente su ogni corpo. Attivandolo o rilassandolo al bisogno. La qualità adattogena è un piccolo miracolo che ci ricorda l’intelligenza naturale del nostro corpo e della natura.
Accanto all’ashwagandha metto un fungo medicinale (non allucinogeno, di quello parleremo prossimamente) che sul confine tra corpo e spirito ci vive da millenni: il Reishi, Ganoderma lucidum. Gli antichi testi di Medicina Tradizionale Cinese lo chiamavano fungo dell’immortalità e lo consideravano nutrimento per lo Shen, lo spirito che abita il cuore. Oggi sappiamo che tra le mille qualità sostiene la calma del sistema nervoso, è un potente immunomodulante e promuove la qualità del sonno. E c’è chi racconta anche sogni più vividi.
LA RICETTA - PUMPKIN SPICE LATTE
Per questa “spooky season” ti propongo una rivisitazione del classico Pumpkin Spice Latte versione adattogena, per entrare in connessione con le due piante che ti ho introdotto sopra ma anche con le spezie e i sapori che caratterizzano questa stagione.
Pumpkin spooky Latte (per una tazza)
È la versione da casa dell’infuso che trovi a fine lezione questo mese.
250 ml di latte vegetale, 2 cucchiai di purea di zucca, ½ cucchiaino di ashwagandha in polvere, ½ cucchiaino raso da caffè di reishi in polvere (non eccedere col reishi perchè è molto amaro), ½ cucchiaino di cannella, un pizzico di zenzero, anice stellato e chiodo di garofano, 1 cucchiaino di sciroppo d’acero o miele.
Scalda il latte con la purea di zucca e le spezie senza farlo bollire, aggiungi le polveri e frulla per un minuto. Dolcifica alla fine con sciroppo d’acero, di datteri o miele. Bevilo la sera, con le luci basse, e lascia che la giornata si chiuda da sola.
Le zucche intagliate con la candele dentro somigliano tanto alle torce di Ecate che illuminano i crocicchi. Stavolta la mettiamo nella tazza. E l’artemisia, l’erba cara ad Artemide e a Ecate? Merita una puntata tutta sua...ci vediamo a novembre
Much love
Federica
@lavolpeyoga
VERSO L’INTERNO
Nella nostra quotidianità siamo quasi sempre orientati verso l’esterno, facciamo, corriamo, rispondiamo, raggiungiamo.
Anche sul tappetino possiamo rimanere dentro questa stessa logica: passare da una posizione all’altra, cercare la forma, migliorare, arrivare un po’ più lontano.
Lo Yin Yoga ci propone un’esperienza diversa.
Le posizioni vengono mantenute più a lungo, il movimento rallenta e l’attenzione può progressivamente spostarsi dall’esterno verso l’interno.
È una pratica che ci avvicina a Pratyahara, il ritiro dei sensi: non come fuga dal mondo, ma come possibilità di sottrarci per un momento agli stimoli continui e ascoltare ciò che accade dentro di noi.
Nello Yin non dobbiamo arrivare da qualche parte, possiamo semplicemente rimanere.
Sentire il respiro.
Osservare le sensazioni.
Accorgerci delle resistenze.
Lasciare che il tempo faccia il suo lavoro.
La permanenza prolungata nelle posizioni permette di esplorare il corpo in modo diverso rispetto alle pratiche dinamiche, coinvolgendo anche i tessuti connettivi e la fascia.
È un lavoro più silenzioso, che non chiede di fare di più, ma di sentire di più.
Lo yin yoga richiede anche molta idratazione alla fine della pratica perchè l’acqua e i liquidi presenti nella nostra fascia profonda si muovono.
In sintonia con questa necessità ogni pratica del mercoledì alle 18.00 con Federica - @lavolpeyoga ( clicca qui per info e costi) si concluderà sempre con una tazza di infuso di piante adattogene e medicinali che sigilleranno la lezione sedimentando i benefici.
Tulsi, reishi, artemisia, ortica, assenzio. Ogni volta una combinazione diversa per concludere la pratica e mantenere un atteggiamento di presenza.
Ricostruire un rapporto con le piante medicinali è un gesto di riconnessione con il proprio lignaggio femminile. Il lavoro sinergico tra donna e piante è antico quanto il mondo e ritrovare questo legame è un vero atto di libertà: conoscere la natura infatti nutre la donna selvaggia, curiosa, libera e senza catene.
La pratica dello Yin ci insegna a stare nell’immobilità e nella resa, sapendo che in quella immobilità che nasce il cambiamento. Come un seme che piantiamo nella terra immobile, al buio, per il tempo che serve. Tornare ai ritmi della natura con pazienza.
Le piante adattogene ci aiutano in questo processo prezioso riportando il corpo ad uno stato di equilibrio sfruttando l’intelligenza naturale del nostro organismo.
LIBRI
Circe di Madeline Miller
La chimera di Sebastiano Vassalli
La boutique del mistero di Dino Buzzati
Un’estate con la strega dell’ovest di Kaho Nashiki
FILM
Hocus pocus di Kenny Ortega
Le streghe di Eastwick di George Miller
Giovani streghe di Andrew Fleming
Suspiria di sua maestà Dario Argento
Il mago di Oz di Victor Fleming
The VVitch di Robert Eggers
Amori e incantesimi di Griffin Dunne
Macbeth di Joel Cohen
SERIE TV
Questo mese vi proponiamo il rewatch di 2 serie cult andate in onda a cavallo del 2000: Buffy l’ammazza vampiri di Joss Whedon con Sarah Michelle Gellar, e Streghe con l’iconico trio.
PLAYLIST DEL MESE
CI VEDIAMO SUL TAPPETINO
Ottobre ci invita a cambiare ritmo.
A stare un po’ più vicini alla terra.
A lasciare andare ciò che non serve.
A cercare calore nelle cose semplici.
A ricordarci che possiamo anche fermarci.
Che non tutto deve diventare una performance.
Che esiste un tempo per muoversi e uno per restare.
Una pratica.
Una tazza calda.
Un’ora per noi.
Uno spazio in cui rallentare abbastanza da poter sentire.
Dai un occhiata al nostro palinsesto e ci vediamo sul tappetino.
Con amore,
GF